Prima cornice normativa nazionale dedicata all'AI che simula tratti umani ed emozioni: la scelta di Pechino ridisegna il mercato dei companion digitali e anticipa i temi della WAIC di Shanghai.
Da oggi, 15 luglio 2026, la Cina applica le «Interim Measures for the Administration of Artificial Intelligence Anthropomorphic Interaction Services»: il primo quadro regolatorio nazionale al mondo dedicato in modo specifico ai servizi AI che simulano caratteristiche umane e relazioni emotive. Il perimetro copre companion digitali, agenti personalizzati con memoria persistente e ogni interfaccia conversazionale progettata per costruire un legame affettivo con l'utente.
L'effetto più visibile è arrivato prima ancora dell'entrata in vigore: Doubao di ByteDance e Qwen di Alibaba — due delle piattaforme consumer più diffuse del Paese — hanno scelto di spegnere le funzioni agente invece di adattarle ai nuovi requisiti.

Tre obblighi definiscono il cuore del provvedimento. Primo: sistemi anti-dipendenza, con limiti d'uso e rilevazione dei pattern compulsivi. Secondo: notifiche obbligatorie che ricordano all'utente la natura artificiale dell'interlocutore e il tempo trascorso in conversazione. Terzo: meccanismi di uscita immediata, che consentono di interrompere la relazione con l'agente in ogni momento e di ottenere la cancellazione dei dati associati.
La logica è comportamentale più che documentale: dove il legislatore europeo chiede trasparenza e valutazione del rischio, Pechino impone requisiti di design che incidono sull'architettura stessa del servizio. Un agente costruito per ricordare, personalizzare e fidelizzare deve ora dimostrare di saper fare anche l'opposto: dimenticare, avvisare, lasciar andare.
ByteDance ha comunicato agli utenti di Doubao, con un avviso serale, che la funzione agente va offline il 15 luglio per «adeguamenti delle funzioni di prodotto». Dopo il 15 ottobre i dati correlati saranno gestiti secondo la privacy policy dell'azienda e resteranno definitivamente inaccessibili dall'interno dell'app. Alibaba ha seguito lo stesso copione: gli agenti interattivi humanlike e le funzioni di creazione agenti da parte degli utenti di Qwen sono stati disabilitati il 10 luglio, mentre le funzioni agente più ampie sono uscite di scena oggi.
La scelta dello spegnimento integrale, al posto del retrofit, racconta molto dell'impatto tecnico delle Measures. Sistemi anti-dipendenza, notifiche d'uso e uscita istantanea risultano architetturalmente incompatibili con agenti a memoria persistente progettati per massimizzare la continuità della relazione. Ricostruire la funzione da zero è stato giudicato più pratico che rattoppare l'esistente — un calcolo che ByteDance e Alibaba hanno fatto in modo indipendente, arrivando alla stessa conclusione.
Il confronto con Bruxelles è istruttivo. L'articolo 50 dell'AI Act — in piena applicazione dal 2 agosto per i sistemi a interazione diretta — impone di dichiarare la natura artificiale dell'interlocutore e di etichettare i contenuti sintetici, ma lascia il servizio sul mercato. Pechino va oltre: interviene sul comportamento del prodotto, fino a renderne conveniente il ritiro. Due filosofie regolatorie divergenti sullo stesso oggetto: l'Europa scommette sulla trasparenza informata, la Cina sulla protezione strutturale dell'utente.
Il timing amplifica il segnale. Le Measures entrano in vigore due giorni prima dell'apertura della World AI Conference di Shanghai, dove Xi Jinping terrà il keynote — prima presenza di un presidente cinese sul palco dell'evento. E arrivano a una settimana dal report Reuters sugli incontri fra il Ministero del Commercio e i grandi lab nazionali per valutare limiti all'accesso estero dei modelli più avanzati. Il messaggio complessivo è coerente: la governance dell'AI è diventata a Pechino una priorità di Stato, sul fronte interno come su quello geopolitico.
Per le imprese europee il dossier è più vicino di quanto sembri. Chi integra modelli o servizi di origine cinese nel proprio stack — un fenomeno in crescita anche nei flussi enterprise occidentali — deve mettere in conto che il perimetro funzionale di quei servizi può cambiare con un preavviso di giorni, per effetto di scelte regolatorie interne al Paese d'origine.
Tre incognite orientano i prossimi mesi. La prima è la forma del ritorno: ByteDance e Alibaba hanno spento le funzioni agente, ma il mercato cinese dei companion vale miliardi e le piattaforme lavoreranno a versioni conformi — resta da capire quanto della vecchia esperienza sopravviverà ai vincoli. La seconda è l'effetto domino regolatorio: altri ordinamenti asiatici osservano l'esperimento cinese, e la distanza fra l'approccio comportamentale di Pechino e quello informativo di Bruxelles definirà lo spazio in cui i provider globali dovranno progettare. La terza riguarda l'Occidente: i servizi di AI companionship crescono anche su mercati privi di regole dedicate, e il precedente cinese offre ai regolatori un modello pronto all'uso. La partita sulla forma ammessa della relazione uomo-macchina è appena cominciata.
Autore
Pablo Liuzzi
Founder, Synthos Logic