Synthos Logic/News & Insights/Modelli & rilasci/I data center AI europei si allontanano dalle città: 175 chilometri contro 46
REF · NEWS-PROD
◉ 2026
Modelli & rilasci ◉ Approfondimento

I data center AI europei si allontanano dalle città: 175 chilometri contro 46

Per vent'anni i data center hanno seguito la domanda. I campus di addestramento seguono l'elettricità, e questo sposta la mappa industriale europea di oltre cento chilometri.

Il numero che ribalta la geografia

Il 19 agosto Reuters ha pubblicato un'analisi di JLL sui progetti hyperscale europei in arrivo nei prossimi due anni. La cifra centrale è secca: fra il 2026 e il 2028 la distanza media dei nuovi siti dai grandi hub sarà di 175 chilometri, contro i 46 chilometri dei progetti consegnati fra il 2022 e il 2025. Più del triplo.

Il resto dei dati conferma la direzione. I progetti greenfield salgono al 39 % della pipeline europea, mentre pesavano l'8 % fra le consegne passate. La quota di siti in posizione urbana scende al 5 % dal 13 %, e il saldo si redistribuisce fra aree industriali e cinture periurbane.

Le nuove cattedrali del calcolo europeo nascono dove la rete elettrica ha capacità libera, e questo le porta lontano dalle città che hanno generato la domanda.
Le nuove cattedrali del calcolo europeo nascono dove la rete elettrica ha capacità libera, e questo le porta lontano dalle città che hanno generato la domanda.

La spiegazione arriva da Assad Noori, responsabile data center EMEA di JLL, in una frase che vale come sintesi dell'intero ciclo: «Il fattore determinante è sempre più dove si riesce ad assicurare potenza sufficiente, piuttosto che semplicemente dove esiste la domanda». Sono i data center a raggiungere l'energia, in una inversione netta rispetto alla logica del ciclo cloud.

Perché conta per chi progetta infrastruttura in Europa

Fino al ciclo cloud, la prossimità contava. Latenza verso gli utenti, interconnessione con i grandi punti di scambio, presenza di operatori e clienti nello stesso edificio: tutto spingeva verso Londra, Francoforte, Amsterdam, Parigi e Dublino. I carichi di addestramento AI hanno un profilo diverso. Consumano potenza in modo continuo per settimane, tollerano latenze più alte perché parlano soprattutto con sé stessi, e scalano in centinaia di megawatt.

Quando il vincolo passa dalla rete di telecomunicazione alla rete elettrica, la mappa cambia. E i mercati core europei arrivano a questo passaggio con tre limiti simultanei: terreni scarsi, vincoli urbanistici stringenti e code di allacciamento alla rete lunghe anni.

Il prezzo lo racconta con precisione. JLL stima il costo del terreno già dotato di potenza a 2,36 milioni di euro per megawatt di carico IT nei mercati core, con Amsterdam a circa 2,7 milioni, Londra a 2,6 e Francoforte a 2,5. Nei mercati secondari il valore scende a 978.000 euro. Nelle aree terziarie come Bordeaux arriva a 512.000 euro, con punte minime intorno ai 200.000. Fra un megawatt ad Amsterdam e un megawatt in una regione francese periferica corre un fattore superiore a dieci.

DC Byte, che traccia i progetti in fase iniziale, aggiunge un dato coerente: fra nove data center europei da oltre un gigawatt allo studio, uno solo sorge vicino a una grande città, Parigi. Gli altri otto si distribuiscono fra la Spagna rurale e la Svezia settentrionale.

L'Italia entra nella lista, e la posizione è interessante

Nella classificazione JLL, Milano compare fra i mercati secondari insieme a Copenhagen e Varsavia, con terreno alimentato a 978.000 euro per megawatt. Significa un costo di ingresso pari a poco più di un terzo di Amsterdam, con un ecosistema finanziario, industriale e di connettività già maturo.

È una posizione doppia. Da un lato Milano resta il polo naturale della domanda enterprise italiana, quella che continuerà a chiedere prossimità, interconnessione e presenza fisica del fornitore. Dall'altro, i campus di addestramento veri, quelli da centinaia di megawatt, seguiranno la stessa logica che sta portando gli hyperscaler in Aragona e in Lapponia: andranno dove la connessione alla rete si ottiene in tempi certi e dove la potenza rinnovabile è abbondante.

Per il sistema industriale italiano il tema si sposta quindi dalla localizzazione alla tempistica di allacciamento. Il differenziale competitivo fra territori europei si misura ormai in mesi di attesa per la connessione e in gigawatt disponibili, molto più che in incentivi fiscali. Le aree che oggi sembrano periferiche rispetto ai corridoi digitali storici, dalla Sardegna alla dorsale adriatica, hanno una carta da giocare nella misura in cui riescono a offrire potenza rinnovabile e procedure autorizzative prevedibili.

Il conto che arriva ai territori

La stessa analisi Reuters segnala il rovescio della medaglia. Portare campus da centinaia di megawatt in aree a bassa densità porta investimenti e cantieri dove i governi cercano occupazione, e insieme apre il fronte del consenso locale: consumo di suolo, competizione per l'acqua di raffreddamento, pressione sulla rete condivisa con residenti e imprese agricole.

È il conflitto che negli Stati Uniti ha già prodotto le prime bocciature in consiglio comunale. In Europa la variabile aggiuntiva è la sovrapposizione fra piani nazionali energia e clima, obiettivi di decarbonizzazione e domanda elettrica nuova di un settore che JLL stima arriverà a rappresentare circa metà della capacità globale di data center entro il 2030.

Sul lato della spesa, la scala aiuta a capire la pressione: i quattro maggiori provider cloud globali investiranno 725 miliardi di dollari nel 2026 secondo le stime JLL, in crescita del 77 % rispetto ai 410 miliardi del 2025, in larga parte in calcolo AI e infrastruttura di data center. Una massa di capitale che cerca terreno alimentato, e che trova risposta dove la rete ha capacità libera.

Cosa guardare adesso

Tre indicatori dicono in che direzione si muove davvero la mappa europea nei prossimi mesi.

Il primo sono i tempi di allacciamento pubblicati dai gestori di rete nazionali. Finché la coda resta pluriennale nei mercati core, la migrazione verso le aree terziarie continua per pura aritmetica di progetto.

Il secondo è la quota di progetti greenfield che passa dalla pipeline al cantiere. Il 39 % annunciato è un dato di intenzione: la conferma arriva quando le autorizzazioni locali reggono l'urto del dibattito pubblico su suolo e acqua.

Il terzo riguarda l'Italia in modo diretto: la posizione di Milano fra i mercati secondari resta un vantaggio finché il divario di costo con Amsterdam, Londra e Francoforte si accompagna a procedure di connessione competitive con Spagna e paesi nordici. È lì che si gioca la quota italiana della prossima ondata di capacità di calcolo europea.

Autore

Pablo Liuzzi

Founder, Synthos Logic

Fonti

↑ Torna al feed