Pubblicato in Gazzetta Ufficiale UE il 24 luglio, il Digital Omnibus sull’IA riscrive scadenze, divieti e governance dell’AI Act. Per le imprese italiane il calendario di compliance cambia in profondità.
Il 24 luglio 2026 la Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea ha pubblicato il Regolamento (UE) 2026/1744, il pacchetto di semplificazione noto come Digital Omnibus sull’intelligenza artificiale. Da oggi, 27 luglio, il testo è in vigore: l’AI Act resta la cornice, ma scadenze, obblighi e governance cambiano in modo sostanziale.

Il regolamento interviene su cinque assi: la proroga dei termini per i sistemi ad alto rischio, l’attenuazione dell’obbligo di alfabetizzazione in materia di IA, i chiarimenti sulla nozione di «componente di sicurezza», l’attribuzione di competenze aggiuntive all’AI Office e un pacchetto di misure a sostegno di PMI e piccole imprese a media capitalizzazione.
La lettura politica è chiara: Bruxelles sceglie di dare respiro alle imprese sul fronte più oneroso, quello dell’alto rischio, e al tempo stesso stringe dove il rischio è percepito come immediato: contenuti sintetici, deepfake, tutela dei minori.
Il termine per l’applicazione delle disposizioni sui sistemi ad alto rischio, fissato in origine al 2 agosto 2026, slitta a due date nuove: il 2 dicembre 2027 per i sistemi ad alto rischio autonomi e il 2 agosto 2028 per quelli integrati nei prodotti. Gli Stati membri guadagnano tempo anche sulle sandbox regolamentari, gli spazi di sperimentazione protetta la cui istituzione è differita al 2 agosto 2027.
Il coordinamento con le normative di settore è l’altra novità strutturale. Quando la legge settoriale, come quella su dispositivi medici, giocattoli o ascensori, prevede già requisiti equivalenti sull’IA, la Commissione potrà limitare l’applicazione dell’AI Act con atti esecutivi dedicati. I prodotti disciplinati dal Regolamento Macchine escono dall’applicazione diretta dell’AI Act: eventuali requisiti aggiuntivi di salute e sicurezza legati all’IA verranno introdotti direttamente nella normativa macchine.
Chi legge la proroga come una pausa generale commette un errore di calendario. Gli obblighi di trasparenza dell’AI Act si applicano dal 2 agosto 2026, fra pochi giorni. Chatbot, generatori di immagini, audio e video sintetici, sistemi di riconoscimento delle emozioni e strumenti capaci di produrre deepfake dovranno dichiararsi: le persone dovranno essere informate quando interagiscono con un sistema di IA, salvo che ciò sia evidente. I contenuti sintetici richiederanno una marcatura tecnica leggibile dalle macchine a carico dei fornitori e un’informativa a carico degli utilizzatori. Fa eccezione il testo di pubblico interesse sottoposto a revisione umana o controllo editoriale, del quale una persona fisica o giuridica assume la responsabilità.
Le violazioni sono sanzionabili fino a 15 milioni di euro o, per le imprese, fino al 3 % del fatturato mondiale annuo. All’ANSA l’avvocato Ernesto Belisario riassume la tensione operativa: «linee guida pubblicate a meno di due settimane dalla scadenza lasciano alle imprese margini strettissimi per adeguarsi».
Sul fronte dei contenuti generati, il Digital Omnibus accorcia i tempi. I fornitori avranno tre mesi, in luogo dei sei originari, per adeguarsi all’obbligo di etichettatura dei contenuti generati artificialmente: la scadenza è fissata al 2 dicembre 2026.
Arrivano poi divieti inediti. Il regolamento vieta la generazione di contenuti sessuali o intimi in assenza di consenso della persona raffigurata, insieme al materiale di abuso sui minori. Da dicembre 2026 saranno vietati gli strumenti di nudificazione, i software capaci di creare immagini di nudo di persone reali o di rimuovere digitalmente gli indumenti da fotografie esistenti.
L’Ufficio europeo per l’IA supervisionerà direttamente i sistemi basati su modelli di uso generale quando il fornitore del modello e quello del sistema coincidono. Resta blindata la competenza delle autorità nazionali negli ambiti sensibili: forze dell’ordine, giustizia, gestione delle frontiere, mercati finanziari. Per l’Italia il presidio operativo fa capo all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e ad AgID, secondo l’assetto disegnato dalla legge 132/2025, i cui decreti attuativi sono all’esame del Parlamento.
Per le imprese italiane il quadro che esce dal 27 luglio è a due velocità. Chi sviluppa o adotta sistemi ad alto rischio guadagna tra i sedici e i ventiquattro mesi di margine: tempo utile per portare la conformità dentro il ciclo di sviluppo, in luogo di rincorrerla a ridosso della scadenza. Chi gestisce chatbot rivolti al pubblico, generatori di contenuti o strumenti di sintesi vocale ha invece davanti giorni, ed è la platea più larga: banche, assicurazioni, utility, pubbliche amministrazioni, e-commerce. Le misure dedicate a PMI e small mid-cap, insieme all’attenuazione dell’obbligo di alfabetizzazione, riducono il carico documentale, ma la sostanza resta: ogni contenuto sintetico dovrà essere riconoscibile, ogni interazione con un’IA dichiarata.
Quattro mosse valgono per qualsiasi organizzazione, a prescindere dal fornitore tecnologico scelto. Primo: rimappare l’inventario dei sistemi di IA sul calendario nuovo, separando ciò che ricade nell’alto rischio, con orizzonte 2027-2028, da ciò che ricade nella trasparenza, con orizzonte immediato. Secondo: trattare il 2 agosto come scadenza operativa, verificando che chatbot e assistenti rivolti al pubblico dichiarino la propria natura. Terzo: mettere in roadmap la marcatura tecnica dei contenuti generati entro il 2 dicembre 2026, la scadenza che il Digital Omnibus ha anticipato. Quarto: presidiare le linee guida attuative della Commissione, perché sarà lì che i principi diventeranno requisiti verificabili. Il rinvio dell’alto rischio sposta la pressione più avanti, e la domanda per i prossimi mesi è se le imprese europee useranno questo tempo per costruire conformità by design o per rinviare le scelte ancora una volta.
Autore
Pablo Liuzzi
Founder, Synthos Logic