Il protocollo che collega i modelli agli strumenti aziendali abbandona lo stato di sessione, deprecata anche la registrazione dinamica dei client. Chi ha agenti in produzione ha dodici mesi per migrare.
Il 28 luglio 2026 la Agentic AI Foundation, il fondo della Linux Foundation che ospita il Model Context Protocol insieme a goose e AGENTS.md, ha pubblicato la revisione 2026-07-28 della specifica. I manutentori la descrivono come la revisione più ampia dal lancio del protocollo, e il motivo sta in una sola riga del changelog: il livello di protocollo diventa stateless.

Fino a ieri ogni deployment MCP in produzione portava con sé un corredo di infrastruttura dedicato: routing sticky sul load balancer, store di sessione condiviso su Redis, ispezione del corpo delle richieste al gateway per estrarre l'identificativo di sessione. Tutto questo serviva a tenere in vita un oggetto, la sessione MCP, che il protocollo dava per necessario.
La revisione 2026-07-28 lo elimina. Insieme alla sessione sparisce l'handshake initialize, il giro di negoziazione che apriva ogni conversazione fra client e server. Il risultato pratico è diretto: un server MCP oggi scala su un load balancer round-robin qualunque, come un normale servizio HTTP.
Attorno a questa scelta ruotano le altre novità. I risultati delle liste e delle letture di risorse trasportano ora ttlMs e cacheScope, modellati sul Cache-Control di HTTP: le risposte diventano cacheabili, il carico sui server cala. I Multi Round-Trip Requests aprono uno spazio nuovo alle interazioni dal server verso il client. Il routing passa dagli header, il posto dove i gateway aziendali sanno già leggere.
Tre feature del nucleo storico entrano in deprecazione: Roots, Sampling e Logging. La Dynamic Client Registration cede il passo a CIMD, pur restando operativa per retrocompatibilità. La specifica introduce insieme una Feature Lifecycle and Deprecation Policy che garantisce almeno dodici mesi fra l'annuncio di deprecazione e la rimozione effettiva. È la promessa di stabilità che le piattaforme aziendali chiedevano da mesi, e vale quanto le novità tecniche.
Sul fronte autorizzazione, la SEP 2468 impone l'inclusione e la verifica del parametro iss nelle risposte di autorizzazione, difesa diretta contro gli OAuth Mixup Attack. L'allineamento complessivo va verso le pratiche enterprise consolidate di OAuth 2.0 e OpenID Connect.
Il prezzo di questa maturazione è la compatibilità. Un server sulla revisione 2026-07-28 può risultare incompatibile con client più vecchi, e viceversa: le due parti devono condividere un'era di protocollo supportata, oppure una delle due deve implementare un fallback deliberato o un livello di traduzione.
Il calendario aiuta a misurare la portata. MCP nasce a fine 2024 come formato per collegare un modello agli strumenti sulla macchina di uno sviluppatore. Diciotto mesi dopo è passato sotto la governance di una fondazione, ha un ciclo di vita delle feature scritto nero su bianco e un modello di autorizzazione che parla la lingua degli identity provider aziendali. Gartner stima che entro la fine del 2026 il 40 % delle applicazioni enterprise includerà agenti task-specific e che il 75 % dei vendor di API gateway offrirà funzionalità MCP: la specifica pubblicata ieri è il testo su cui quei prodotti verranno costruiti.
I fornitori si sono mossi in anticipo. AWS ha annunciato che per i clienti di AgentCore Gateway adottare la revisione 2026-07-28 è una modifica di configurazione: basta aggiungerla alla lista supportedVersions con una singola chiamata UpdateGateway, il gateway serve più versioni di protocollo in parallelo. Cloudflare dichiara supporto dal giorno zero nel proprio Agents SDK, con i server MCP eseguiti direttamente nei Workers.
Per un CIO italiano che ha portato agenti in esercizio negli ultimi dodici mesi, la conseguenza operativa è concreta. La finestra di doppia versione offerta dal gateway diventa il fattore che rende la migrazione graduale invece che a strappo. E l'infrastruttura costruita per sostenere le sessioni, sticky routing e store condivisi, torna disponibile per altro appena la migrazione è chiusa.
Cinque azioni valide a prescindere dal fornitore scelto.
iss, insieme al resto delle pratiche OAuth 2.0 e OpenID Connect già in casa.Resta una domanda aperta sul mercato. Un protocollo che diventa stateless e passa sotto governance di fondazione somiglia molto al percorso che HTTP ha fatto trent'anni fa. La differenza è la velocità: qui la stabilizzazione arriva mentre l'adozione è già di massa, con agenti in produzione che dovranno migrare in corsa. Il modo in cui i vendor gestiranno questa finestra dirà molto sulla maturità reale del settore.
Autore
Pablo Liuzzi
Founder, Synthos Logic