Lo scarto di circa 20 miliardi racconta meno una frenata delle vendite e più la difficoltà di confrontare due aziende che contano il fatturato in modo diverso.
L’8 ottobre il Financial Times ha riferito che OpenAI ha comunicato agli investitori un ricavo annualizzato vicino a 50 miliardi di dollari a fine settembre. Nelle settimane precedenti era circolata una cifra prossima a 70 miliardi, che per Reuters corrispondeva al run rate di agosto indicato dall’azienda in un altro appuntamento pubblico. La differenza è di circa 20 miliardi, quasi il 29 % della cifra più alta.
Per chi compra, finanzia o regola l’intelligenza artificiale, la lettura utile riguarda il metodo di conteggio più che l’entità dello scarto: due fornitori possono pubblicare un numero con lo stesso nome e significati diversi.

Reuters, citando una fonte rimasta anonima, attribuisce la differenza allo sforzo di rendere i conti di OpenAI confrontabili con quelli di Anthropic. OpenAI esclude dal ricavo le vendite effettuate tramite i partner cloud come AWS e Google Cloud, mentre Anthropic le include. Anthropic riconosce ai partner circa il 16 % di ogni dollaro incassato attraverso quel canale, e un’analisi di Reuters stima che queste vendite pesassero per metà dei suoi ricavi dell’anno scorso. OpenAI ha lasciato cadere la richiesta di commento di Reuters.
Il contesto aiuta a dare le proporzioni. OpenAI ha aperto il 2026 con 20 miliardi di ricavo annualizzato, contro i 6 del 2024, e ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per 6,7 miliardi. Nello stesso trimestre Anthropic ne ha registrati 11,5, il primo sorpasso. Sempre secondo fonti citate da Reuters, il suo ricavo annualizzato ha superato i 65 miliardi a luglio e dovrebbe arrivare a 100 entro fine anno.
Il run rate moltiplica per dodici il ricavo di un mese. Descrive il ritmo di un momento e lascia fuori i contratti firmati, la cassa incassata e la ripetibilità degli incassi. In un’impresa che cresce in pochi mesi dal doppio al triplo, la scelta del mese pesa quanto la crescita stessa. Se a questo si somma la distinzione fra ricavo lordo e ricavo netto dei partner, il confronto fra due aziende diventa un confronto fra due convenzioni.
I mercati hanno reagito. Secondo la rassegna di Smartphonology del 9 ottobre, Oracle ha ceduto oltre il 5 % e Nvidia, AMD e CoreWeave hanno chiuso in calo. Roic News aggiunge che il round in discussione, di almeno 30 miliardi a una valutazione pre-money di 1.400 miliardi di dollari secondo persone informate sui negoziati, passerebbe da circa 20 a circa 28 volte i ricavi con la cifra più bassa. È un calcolo del sito che richiede cautela: il dato di partenza resta quello che OpenAI ha comunicato agli investitori, e l’azienda ha scelto il silenzio sul punto.
Per responsabili acquisti e CIO il caso pesa perché la solidità di un fornitore entra nella valutazione di una piattaforma su cui si costruiscono processi. Tre domande valgono per qualunque fornitore di modelli: quale definizione di ricavo viene applicata (lordo o netto, canale diretto o partner, ricorrente o a consumo), quanta parte dei ricavi è sostenuta da contratti pluriennali e quanta da consumo variabile, quali clausole di continuità e portabilità proteggono il cliente se il fornitore cambia strategia.
La copertura precedente di questa sala stampa lo aveva già indicato. Come ricostruito nel flash del 20 settembre di questa sala stampa, materiali visionati dal Financial Times descrivevano una cassa negativa per 278 miliardi fra il 2026 e il 2030, con una spesa in calcolo molto superiore ai ricavi. Il quadro di allora e la discussione di oggi indicano la stessa direzione: la crescita dei ricavi dei laboratori va letta insieme al costo di sostenerla.
Entrambe le aziende si preparano alla quotazione. Secondo Roic News OpenAI ha depositato in via riservata la richiesta di IPO a giugno, mentre Sam Altman ha escluso una quotazione nel 2026 citando la sicurezza dell’IA. In un prospetto i ricavi seguono un criterio unico e verificato dai revisori, e le due convenzioni oggi in uso dovranno convergere.
Resta aperta la domanda su quale standard prevarrà: il lordo, che premia chi vende attraverso i grandi cloud, o il netto, che descrive meglio ciò che resta all’azienda. La risposta cambierà il modo in cui il mercato confronta i laboratori, e con esso il prezzo che gli investitori accettano di pagare per ogni dollaro di crescita.
Autore
Pablo Liuzzi
Founder, Synthos Logic