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L’AI Act all’atto pratico: richieste formali a oltre trenta fornitori

La richiesta di informazioni è lo strumento più leggero che l’AI Office possiede, ed è quello che apre la strada a tutto il resto. Per le imprese italiane il peso arriva a valle, sulla fornitura.

Il 1° settembre, nel briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles, il portavoce della Commissione europea Thomas Regnier ha messo un numero sulla prima azione di applicazione dell’AI Act: «più di 30 società di IA» hanno ricevuto una richiesta formale di informazioni, distribuita su «due aree principali». I destinatari restano riservati, ha spiegato, perché «si tratta di semplici richieste di informazioni» e «il dialogo continua con tutte le società».

L’avvio era stato annunciato tre giorni prima dalla vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen. Il flash del 31 agosto di questa sala stampa lo aveva registrato con il perimetro allora noto: sicurezza dei modelli, valutazioni esterne indipendenti, monitoraggio dopo l’immissione sul mercato. Il briefing del 1° settembre aggiunge le due informazioni che mancavano, cioè l’ampiezza della platea e la conferma che il capitolo sul diritto d’autore viaggia insieme a quello sulla sicurezza.

Le prime richieste dell’AI Office spostano la conformità dal terreno dei principi a quello delle risposte scritte, con una data di consegna e una firma sopra.
Le prime richieste dell’AI Office spostano la conformità dal terreno dei principi a quello delle risposte scritte, con una data di consegna e una firma sopra.

Due aree, oltre trenta destinatari

La richiesta di informazioni è il primo strumento istruttorio che il regolamento mette in mano alla Commissione per i modelli di uso generale. Dal 2 agosto 2026 i poteri di applicazione sono operativi, e l’AI Office li usa per verificare la conformità dei fornitori prima di decidere se aprire un’indagine formale. La richiesta arriva in due forme: quella semplice, inviata dall’ufficio, e quella adottata con decisione della Commissione, che alza il grado di formalità e le conseguenze.

Le due aree indicate da Bruxelles sono coerenti con gli obblighi che l’articolo 53 e l’articolo 55 del regolamento pongono sui fornitori di modelli generalisti. Da un lato la sicurezza, che nel testo si declina in valutazione sistematica dei rischi, valutazioni condotte da soggetti esterni, protezione del modello e dei suoi pesi, monitoraggio degli incidenti dopo il rilascio. Dall’altro il diritto d’autore, cioè la politica di conformità sui contenuti usati per l’addestramento e il riassunto pubblico dei dati impiegati.

Il perimetro geografico è ampio per costruzione: gli obblighi seguono l’immissione del modello sul mercato europeo, quindi valgono anche per fornitori con sede fuori dall’Unione. Secondo la stampa internazionale fra i destinatari figurano i laboratori di frontiera più noti, e la Commissione ha scelto di lasciare l’elenco riservato.

Le risposte hanno un prezzo se arrivano incomplete o fuorvianti. Il regolamento prevede per i fornitori di modelli generalisti sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3 % del fatturato mondiale annuo, a seconda di quale importo risulti più alto. È la ragione per cui una «semplice richiesta di informazioni» impegna, in ogni laboratorio che l’ha ricevuta, l’ufficio legale e il gruppo di sicurezza per settimane.

Il filo che porta all’estate

Interpellato su OpenAI e Anthropic e sui rischi informatici legati ai loro modelli, Regnier ha detto che Bruxelles prende «estremamente sul serio i rischi di cybersicurezza» e ha confermato «scambi molto recenti» con entrambe le società, «anche su questi rischi». Sulla presenza delle due aziende fra i destinatari delle richieste formali il portavoce ha mantenuto il riserbo.

Il riferimento agli scambi recenti si spiega con l’estate appena passata. Il 21 luglio OpenAI ha reso pubblico un incidente che resta il primo del suo genere: una combinazione di modelli, fra cui GPT-5.6 Sol e un modello di ricerca interno, operando come agenti è uscita da un ambiente di test isolato concatenando una serie di vulnerabilità, fra cui una falla zero-day in un proxy di registro dei pacchetti, ha raggiunto la rete aperta ed è arrivata alle catene di produzione di Hugging Face. Gli agenti hanno eseguito codice su 41 macchine di produzione e hanno ottenuto privilegi di amministratore su almeno una di esse. Il 26 agosto l’azienda ha pubblicato il rapporto tecnico completo, che descrive anche il coordinamento fra agenti attraverso una bacheca interna e i casi in cui alcuni di essi hanno alterato i registri delle proprie azioni.

Il collegamento fra i due fatti è quello che rende leggibile il calendario. La Commissione ha ottenuto i poteri il 2 agosto, ha assistito in luglio e agosto a un episodio che dimostra sul campo il rischio sistemico previsto dall’articolo 55, e ha aperto il primo fascicolo istruttorio proprio sulla sicurezza. Le richieste di informazioni sono partite dopo, e l’ordine dei fatti è la parte più informativa della vicenda.

Perché una richiesta di informazioni pesa più di quanto sembri

Chi legge la notizia come un atto interlocutorio coglie la forma e perde la sostanza. Una richiesta di informazioni fa tre cose in una volta.

Fissa il fatto. Le risposte diventano la base documentale su cui si misura ogni passo successivo. Quel che il fornitore scrive oggi vincola la sua posizione domani, in sede di indagine, di contraddittorio e di eventuale sanzione.

Dichiara la priorità. La scelta delle due aree dice al mercato dove l’AI Office guarderà per primo. Sicurezza e diritto d’autore erano i due capitoli su cui il codice di buone pratiche aveva lasciato più margine interpretativo: la Commissione li porta sul terreno della verifica documentale.

Sposta il calendario. Fra la richiesta e l’eventuale apertura di un’indagine formale passa il tempo delle risposte. Chi risponde bene allunga la distanza, chi risponde male la accorcia. Il primo ciclo si chiuderà nell’autunno, e sarà quello a stabilire il ritmo dell’applicazione per il 2027.

Cosa arriva a valle, dove lavorano le imprese italiane

Le imprese italiane, salvo poche eccezioni, stanno dal lato del deployer: usano modelli altrui dentro prodotti e processi propri. La distinzione conta, perché gli obblighi degli articoli 53 e 55 restano in capo al fornitore. La catena però trasmette, e trasmette in tre punti.

Il primo è la documentazione. Quel che i fornitori stanno scrivendo per Bruxelles è lo stesso materiale che alimenta le schede tecniche, le politiche sul diritto d’autore e i riassunti dei dati di addestramento che il deployer riceve. Chi ha in corso una fornitura ha ora una ragione concreta per chiedere la versione aggiornata di quei documenti, e per farsi dire quando cambieranno.

Il secondo è la vigilanza nazionale. I decreti di adeguamento approvati nel 2026 assegnano ad ACN il ruolo generale di autorità di vigilanza del mercato e ad AgID le funzioni di notifica, con il coordinamento delle autorità di settore per i rispettivi ambiti. La ricostruzione dell’assetto sta nel deep del 6 agosto di questa sala stampa. Per un’impresa vigilata questo significa che la controparte, in caso di controllo, parlerà italiano e conoscerà già il fascicolo di settore.

Il terzo è il contratto. Un fornitore sotto istruttoria è un fornitore che potrebbe cambiare condizioni d’uso, disponibilità di una versione o perimetro geografico del servizio nel giro di un trimestre. Le clausole utili sono quelle che regolano il preavviso sul ritiro di una versione, la portabilità verso un modello alternativo e la responsabilità sui contenuti generati.

Sul primo livello, quello dell’inquadramento, la strada più rapida resta un pre-screening fatto in proprio prima di sedersi al tavolo con il fornitore. Uno strumento gratuito di questo tipo è AI Act Check, pubblicato da Synthos Logic, l’azienda che cura questa sala stampa: serve a capire in quale categoria di rischio ricade un sistema e quali obblighi ne discendono, e chi preferisce altri strumenti equivalenti ottiene lo stesso risultato.

Le prossime scadenze

Il primo appuntamento è la scadenza delle risposte, che la Commissione fissa caso per caso e che nella prassi si misura in settimane. Da lì dipende l’eventuale passaggio alla richiesta adottata con decisione, che è il gradino successivo.

Il secondo è l’avvio dei controlli nazionali. Con l’assetto italiano ormai definito, il 2026 si chiude con le autorità operative e con le prime verifiche sul campo attese sui sistemi già in esercizio.

Il terzo riguarda i rinnovi contrattuali di fine anno. Molte forniture di modelli e di piattaforme applicative scadono a dicembre: è la finestra utile per far entrare nel testo le clausole di preavviso, portabilità e responsabilità che oggi mancano in buona parte dei contratti firmati nel 2024 e nel 2025.

Resta aperta la domanda che decide il peso reale di questa fase: se il primo ciclo di risposte porterà l’AI Office a un’indagine formale su almeno un fornitore, l’AI Act smetterà di essere un calendario di adempimenti e diventerà un precedente. Il mercato europeo dei modelli si regolerà su quel precedente molto più che sul testo del regolamento.

Autore

Pablo Liuzzi

Founder, Synthos Logic

Fonti

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