La prima frizione seria sul CADA arriva dal comparto con le esigenze di sicurezza più alte. La Difesa chiede di distinguere fra dipendenza da eliminare e dipendenza da gestire; la risposta ridisegnerà la scala per tutti.
Il Cloud and AI Development Act, presentato dalla Commissione europea il 3 giugno 2026 come cuore del pacchetto per la sovranità tecnologica, ha incontrato il suo primo oppositore interno. Secondo quanto riportato dal Financial Times il 4 settembre, funzionari della Difesa di più Stati membri e diversi contractor del settore stanno chiedendo a Bruxelles di emendare le regole sui fornitori cloud extra-UE, avvertendo che una riduzione troppo rapida della dipendenza dalla tecnologia americana lascerebbe le forze armate con servizi meno capaci, aprirebbe nuovi rischi cyber e complicherebbe l’interoperabilità con la NATO. L’opposizione, riferisce la stampa specializzata, è più forte negli Stati orientali e nordici, dove la priorità immediata è rafforzare il fianco nord-orientale dell’Alleanza e conservare un accesso fluido ai sistemi alleati.
È una notizia che merita attenzione oltre il perimetro militare. Il CADA è il testo che, per la prima volta, trasforma la sovranità del cloud in una scala misurabile con conseguenze dirette su gare pubbliche, audit e valutazioni di terze parti; questa sala stampa ne aveva ricostruito l’impianto nel deep del 7 giugno, a pochi giorni dalla presentazione. Il fatto che la resistenza più concreta arrivi dal comparto con le esigenze di sicurezza più alte dice molto su come quella scala verrà negoziata nei prossimi quindici mesi.

L’obiezione dei ministeri è pratica, prima che ideologica. Le forze armate europee dipendono già da servizi cloud, software e dati forniti da aziende americane, e in alcuni casi la dipendenza è strutturale. L’esempio più citato è l’ecosistema di supporto del caccia F-35: gli operatori scambiano informazioni di missione, logistica e manutenzione attraverso un ambiente strettamente connesso a tecnologia statunitense. Sostituire un fornitore in un sistema del genere è un’operazione di natura diversa dal cambio di un contratto per la suite d’ufficio.
Da qui la domanda che i funzionari pongono alla Commissione: le regole di sovranità sanno distinguere fra un’esposizione da eliminare e una dipendenza operativa da gestire, almeno per il tempo necessario a far maturare alternative europee credibili? La formulazione è interessante perché accetta la premessa della Commissione (la dipendenza è un rischio) e ne contesta il calendario e la granularità. Il compromesso che si intravede, secondo gli osservatori, passa da requisiti a tappe, esenzioni basate sul rischio e percorsi attraverso cui fornitori extra-UE fidati possano qualificarsi ai livelli alti di garanzia, con l’aggiunta di condizioni come lo storage locale dei dati, operazioni segregate e accesso di contingenza mentre la capacità domestica cresce.
Vale la pena rileggere la proposta, perché una parte del dibattito si gioca su cosa il CADA effettivamente vieta. L’articolo 16 istituisce un quadro unico europeo per determinare il grado di sovranità richiesto negli appalti cloud delle autorità con responsabilità in materia di ordine pubblico, sicurezza nazionale, gestione delle frontiere, difesa, giustizia e forze dell’ordine. La scelta del livello resta in larga parte agli Stati membri, con poteri di supervisione e intervento della Commissione.
I quattro livelli di Union assurance salgono per gravità. Al livello 1 un’entità europea, comprese le controllate UE di gruppi americani, deve ospitare i dati su server nel territorio dell’Unione, e un fornitore controllato da un Paese terzo deve garantire che quel Paese ha leggi e prassi compatibili con la riservatezza delle vulnerabilità software ancora prive di correzione. Il livello 2 aggiunge la dimostrazione che Paesi terzi restano esclusi dall’accesso ai dati e dalla possibilità di spegnere il servizio, il cosiddetto «kill switch». Il livello 3 esclude i fornitori soggetti al controllo di un Paese terzo o di un soggetto giuridico lì stabilito. Il livello 4 estende il requisito ai componenti e ai prodotti e richiede il grado più alto di certificazione europea di cybersicurezza.
La Commissione ha lavorato molto per ridimensionare l’effetto escludente. Secondo le sue stime, circa il 70 % dei contratti pubblici europei ricade nel livello 1, il 20 % nel livello 2, meno del 10 % nel livello 3 e circa l’1 %, in gran parte in ambito difesa, richiederebbe il livello 4. Il testo contiene inoltre due valvole: una deroga generale (articolo 30) che consente alle amministrazioni di rivolgersi a fornitori sotto il livello richiesto quando è assente un’alternativa adeguata o comparabile, e una deroga dal livello 3 (articolo 18) per i fornitori di «Paesi terzi associati» che dispongono di una decisione di adeguatezza GDPR e rinunciano tanto all’accesso governativo ai dati industriali protetti dal Data Act quanto alla facoltà di interrompere il servizio, sanzioni comprese. Gli Stati Uniti hanno l’adeguatezza; è la seconda condizione, quella sul kill switch, che rende la deroga difficile da esercitare per i loro hyperscaler.
Il caso della Difesa mostra dove la scala si incrina. Il livello 4 riguarda, per costruzione, proprio i carichi militari: è lì che il requisito di controllo europeo su componenti e prodotti diventa più stringente, ed è lì che le alternative europee sono più lontane dalla scala e dal ritmo richiesti. La deroga dell’articolo 30 offre una via d’uscita caso per caso, ma è pensata come eccezione da motivare, mentre i ministeri chiedono un criterio stabile su cui pianificare programmi pluriennali.
Il precedente francese aiuta a capire il nodo. Nel 2023 sia l’autorità per la protezione dei dati sia i giudici amministrativi conclusero che solo Microsoft possedeva le capacità tecniche e operative per gestire lo Health Data Hub, il repository dei dati sanitari dei residenti; la Francia ha poi deciso di migrare in futuro verso un fornitore nazionale. Tre anni per passare dall’eccezione motivata alla scelta sovrana, su un carico civile. Sul fronte opposto, OVHcloud ha stimato di aver bisogno di circa il 15 % degli appalti pubblici del continente riservato alla concorrenza europea per raggiungere la scala competitiva: la Difesa teme che quel 15 % venga cercato proprio nei propri programmi.
C’è infine la dimensione geopolitica che rende il calendario così sensibile. Il CADA nasce anche dalla reazione europea alle sanzioni statunitensi del 2025 contro funzionari della Corte penale internazionale e dall’esposizione al CLOUD Act; a giugno il governo olandese ha bloccato l’acquisizione americana della società che gestisce il sistema di identità nazionale citando proprio quella legge. Gli stessi Paesi che oggi frenano sul fronte militare sono, in molti casi, quelli che hanno spinto per il testo sul fronte civile.
Il CADA è una proposta legislativa in corso di esame da parte di Parlamento europeo e Consiglio. La roadmap «One Europe, One Market» firmata dalle tre istituzioni il 23 aprile indica l’accordo politico come traguardo per il quarto trimestre 2027, un orizzonte indicativo cui seguiranno i passaggi formali di pubblicazione ed entrata in vigore. La finestra utile per gli emendamenti che la Difesa chiede è quindi aperta, e coincide con il periodo in cui associazioni industriali di Stati Uniti, Canada, Giappone e Australia hanno già scritto ai governi degli Stati membri chiedendo una revisione fondata su parità di trattamento, proporzionalità e apertura ai partner commerciali chiave. La Commissione, dal canto suo, ha ribadito che il testo esclude un divieto generalizzato per le aziende americane.
Per banche, assicurazioni, sanità e amministrazioni italiane la lezione è duplice. La prima riguarda il metodo di classificazione: la richiesta della Difesa di distinguere fra esposizione da eliminare e dipendenza da gestire è la stessa domanda che un CIO di un’impresa regolata dovrebbe porsi per ciascun carico, e la risposta merita un documento, con l’indicazione del livello di garanzia atteso, dei fornitori alternativi realmente disponibili e del tempo necessario a una migrazione. Chi ha già fatto quell’esercizio arriverà alle prossime gare con un vantaggio; chi lo rinvia scoprirà che la scala diventa un criterio di capitolato prima che il testo sia definitivo, perché le stazioni appaltanti tendono ad anticipare la norma.
La seconda riguarda l’architettura. Il dibattito sulla Difesa dimostra che il vincolo più difficile da rispettare ai livelli alti è il controllo sui componenti e sui modelli, oltre che sulla sede del fornitore. È il motivo per cui la disponibilità di modelli open-weight eseguibili in un perimetro europeo pesa più della localizzazione dei server: un principio che Synthos Logic formalizza nel proprio ambito AI Privacy First, parte dei fondamentali metodologici dell’azienda che pubblica questa sala stampa, e che vale a prescindere dal fornitore che un’impresa sceglierà. Se il livello 4 resterà così stringente, la capacità di sostituire un componente esterno con uno controllato in Europa diventerà il criterio di progettazione che separa i sistemi migrabili da quelli intrappolati.
Tre indicatori diranno in quale direzione si sta muovendo il negoziato. Il primo è il testo del Consiglio: se la posizione degli Stati membri introdurrà una distinzione esplicita fra carichi di difesa e carichi civili, o requisiti a tappe per il livello 4, la Difesa avrà ottenuto ciò che chiede e il resto della scala resterà intatto. Il secondo è la deroga dell’articolo 30: una sua estensione, con criteri oggettivi al posto della motivazione caso per caso, indebolirebbe la spinta a costruire alternative europee e sposterebbe il CADA verso un modello vicino al FedRAMP americano, dove anche i fornitori stranieri possono qualificarsi al livello massimo. Il terzo è l’offerta: ogni annuncio di un hyperscaler statunitense su strutture europee a governance separata, personale UE e segregazione crittografica sarà un tentativo di qualificarsi al livello 2 o 3 attraverso l’organizzazione, prima che attraverso la legge. Se quei tentativi convinceranno i ministeri della Difesa, convinceranno anche una banca.
Autore
Pablo Liuzzi
Founder, Synthos Logic